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Fenech sarà presente il 10/05 allEXPO MILANO all'evento Bio-Mediterraneo

Bio-Mediterraneo - Salute, bellezza e armonia

Il Cluster racconta in modo facile e immediato lo spirito della cucina mediterranea, il valore e il significato dell’incontro, della compresenza e dell’integrazione: la narrazione coincide con la storia di Paesi e popoli ed evoca un’atmosfera fatta di colori, sapori e odori miscelati in un’esperienza culturale unica. Official Partner di Expo Milano 2015 per il Cluster Bio-Mediterraneo è la Regione Siciliana. Il progetto è ispirato all’immagine della città del Mediterraneo e si sviluppa attorno a una grande piazza semicoperta che ospita quattro strutture dedicate alla distribuzione di prodotti tipici di quest’area geografica. La varietà cromatica del pavimento, composta da diverse tonalità di azzurro, richiama tutte le sfumature del mare che abbraccia le nazioni ospitate nel cluster.
 
 

Mediterraneo, un mare di storie: Ferdinando Scianna

 
"Mare
Per secoli, per millenni, il Mediterraneo non è stato un mare, è stato il mare. E più che un mare è stato il mondo. Tutto il mondo. Dentro le sue sponde e nelle terre che bagna si sono svolte le storie che erano o credevano di essere tutta la storia dell’umanità. Ha visto nascere e crescere imperi questo mare, e li ha visti morire, ha inventato le parole che hanno dato corpo ai pensieri, alle fantasie, alle religioni che hanno costituito gli embrioni della cultura, della civiltà di cui ancora siamo tutti figli, anche gli uomini che hanno poi vissuto e vivono in altri e sterminati mari e continenti, che da queste sponde sono partiti a scoprire e conquistare. Ma è nel Mediterraneo che è nato tutto. Oltre le colonne d’Ercole che lo delimitavano si è creduto per moltissimo tempo che ci fosse il mistero, o il nulla. Ma gli uomini non si fermano davanti a nessun limite, non accettano nessun mistero. Si sono amati e moltissimo massacrati gli uomini del Mediterraneo-mondo. E ancora continuano a farlo. E continuano ad attraversarlo e a morirci inseguendo la dignità e il mito.
La storia è fatta anche, molto, troppo, di follia. Ma basta viaggiare per visitare i paesi del Mediterraneo per scoprire che quali che siano le apparentemente diverse culture che vi abitano e vi si contrappongono, che queste differenze, vissute talvolta con micidiale ferocia, in realtà, nella vita di tutti i giorni e nelle credenze dei vari popoli e delle varie religioni, sono in realtà appena delle variazioni, spesso minime, degli stessi pensieri, degli stessi sapori, di un’unica famiglia culturale e umana.
 
Terra
È difficile nei paesi del Mediterraneo pensare a un paesaggio naturale, ancor meno selvaggio.
Ogni centimetro di terra è stato, per millenni, disegnato, scolpito, con fatica, per necessità, ma, verrebbe da dire, anche con un peculiare senso estetico, dalla mano dell’uomo.
Molto vario e molto speciale, spesso memorabile è il paesaggio delle terre che si affacciano sul Mediterraneo. La terra dove si coltiva il grano, gli ortaggi, gli alberi da frutta. Le piante che non solo servono a produrre il cibo per gli uomini, ma anche per abbellirne e addolcirne la vita.
Predrag Matvejević ha scritto che il Mediterraneo comincia e finisce dove cresce e dà frutti l’ulivo.
L’ulivo, ma anche l’arancio, il limone, il mandorlo, i pomodori, il pino, le molte verdure, ma anche il gelsomino, e le tante altre piante da decorazione e da fiori che allietano nelle campagne la vista e l’olfatto degli uomini che le abitano. E ci sono poi gli animali, i romantici armenti che completano i fantasiosi e vari disegni incisi dagli aratri e sono essenziali per produrre l’infinita varietà dei formaggi e delle creme che arricchiscono la sterminata cultura dei dolci. Da molti anni, ormai, alle tradizionali colture si sono aggiunti gli scintillii dei grandi spazi coltivati a serre. Una terra che racconta la storia, la vita, ma che sa esprimersi anche con la spontanea e sapiente bellezza di una grande opera d’arte.
 
Riti
Lo scorrere del tempo, l’alternarsi delle stagioni, le varie fasi della vita degli uomini, sono scanditi in ogni luogo e presso ogni civiltà della terra dai riti che li accompagnano. Nel Mediterraneo sono numerosissimi, variati, coloratissimi. Sono come un orologio astrale che ciclicamente ci ricorda il passaggio delle stagioni, il tempo della semina e del raccolto, quello migliore per la pesca di certi pesci, gli stessi avvenimenti del mito, della religione e della storia che per ciascun popolo o nazione sono il fondamento della loro identità. Ma riti di vario tipo accompagnano anche la vicenda umana degli individui, la nascita, il passaggio dall’infanzia alla gioventù, alla maturità, il patto del matrimonio, la stessa morte. La festa e il dolore, la loro memoria. I riti, insomma, sono la rappresentazione teatrale, laica o religiosa, simbolica con cui le singole persone celebrano la loro vicenda umana, familiare, collettiva, che sanciscono e ribadiscono la loro appartenenza a un territorio, a una comunità, lotte, vittorie e sconfitte che quelle comunità hanno costruito nel tempo della storia. Variano le religioni, il paesaggio fisico, le vicende storiche, ma nella loro diversità ritorna comunque lo stesso comune sentimento. I riti sono a volte solenni, a volte orgiastici, a volte intimi, a volte tonitruanti di fuochi d’artificio. A ogni rito, comunque e sempre, si accompagnano certi piatti, certi dolci, certi sapori che vengono inestricabilmente associati a quei riti e, forse più di ogni altra cosa, quei riti sono associati alla memoria dell’infanzia di ciascuno.
 
Famiglia
Un luogo geografico è fatto di spazio e di tempo. Il tempo collettivo e quello degli individui che ne hanno costruito il volto e la storia. È questo che ne fa un luogo di appartenenza, un luogo dell’anima. È un cerchio, una sfera. Di questo cerchio e di questa sfera il centro è costituito dalla famiglia. È dentro la famiglia che ogni persona scopre e costruisce il sentimento di appartenenza, la propria identità. È dentro la famiglia che ci si rivelano gli affetti, che si celebrano i riti quotidiani che ci fanno scoprire chi siamo e perché. Qualche volta questo processo fa correre il rischio di identificare troppo l’identità con la diversità e ci fa vivere la diversità come cellula chiusa, come superiorità esclusiva. E sappiamo quanti guai ne possono nascere. Ma la vera importanza e grandezza della famiglia consiste nella ricchezza dei riti di condivisione che vi si celebrano.

È probabile che il rito che più profondamente incide nella nostra personalità e nella nostra memoria sia il rito del cibo consumato insieme. Rito familiare che è anche il rito di una comunità.
Quei sapori, quei piatti, quegli odori della cucina preparata dalle nostre madri si incidono nella nostra coscienza con la forza della lingua, che non per nulla si chiama materna, con la quale impariamo a esprimere i sentimenti e i pensieri, che costruiscono la nostra memoria. Strumenti chiave del confronto, della curiosità, anche, con la quale poi impariamo a esplorare il mondo, a conoscere gli altri. Magari a comprenderli e amarli".